Ospizi e Colonie marine in Italia tra Ottocento e Fascismo

30,00

Antonio Farchione

Un saggio storico che indaga la nascita, l’evoluzione e il significato sociale, politico e architettonico degli ospizi marini e delle colonie marine in Italia, dall’Ottocento fino al crollo del regime fascista.

Partendo dalle prime esperienze filantropiche ottocentesche, nate per combattere le malattie infantili attraverso il contatto terapeutico con il mare, l’autore ricostruisce il passaggio dagli ospizi marini, espressione di una cultura medica e assistenziale legata al paternalismo industriale e borghese, alle colonie marine fasciste, trasformate dal regime in strumenti di educazione, controllo e propaganda ideologica.

Il volume analizza il ruolo del mare come elemento curativo, la diffusione delle pratiche di villeggiatura, l’intreccio tra medicina, igiene, urbanistica e politiche sociali, fino a mostrare come, nel Ventennio, le colonie diventino luoghi simbolici per la costruzione dell’“uomo nuovo” fascista. Ampio spazio è dedicato anche alla dimensione architettonica, evidenziando come questi complessi rappresentino un importante laboratorio del razionalismo italiano e, al tempo stesso, un’eredità controversa del Novecento.

Nel capitolo conclusivo, attraverso il caso emblematico della colonia marina di Montesilvano, il libro offre uno sguardo ravvicinato sulle contraddizioni, le inefficienze burocratiche e le ambizioni del regime, mettendo in luce le difficoltà di gestione, il contenzioso amministrativo e il destino di abbandono che accomuna molte di queste strutture.

Il saggio si chiude con una riflessione di forte attualità sul tema del “patrimonio difficile”, interrogandosi sul futuro delle colonie marine: tra oblio, degrado, riuso e responsabilità della memoria storica. Un contributo rigoroso e originale che invita a rileggere questi “fantasmi di cemento” non solo come testimonianze del passato, ma come nodi ancora irrisolti del paesaggio, dell’identità e della coscienza collettiva italiana.

Fantasmi di cemento armato presidiano le coste italiane. Un tempo simboli di accoglienza per intere generazioni di bambini, le ex colonie marine sono oggi testimonianze scomode di un passato che fatica a diventare storia condivisa. Antonio Farchione ripercorre la parabola di queste “architetture del respiro”: dalla filantropia medica dell’Ottocento, nata per sconfiggere la scrofola, alla sperimentazione razionalista del Ventennio, che trasformò questi edifici in laboratori per la costruzione dell’uomo nuovo.

Il saggio offre una prospettiva attuale sulla valorizzazione dei beni culturali e sul marketing territoriale. Le colonie non sono più “vuoti nel pieno”, ma nodi strategici capaci di riscrivere lo skyline e l’identità delle nostre città costiere.

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